Nuovo appuntamento con “le mie visioni”. Stavolta voglio parlare di una serie che in Italia sta passando più che in sordina, Shark. Programmata nell’infelice sabato sera di Rete 4 (già “tomba” di molte altre serie), questa serie, dopo dodici episodi trasmessi, sta raccogliendo risultati talmente miseri (tra il 5% e il 6% di share) che è facile pronosticarne una prossima sospensione.
Un vero peccato, dovuto più alla malaugurata scelta di palinsesto piuttosto che all’effettiva qualità della serie. Non sempre l’equazione serial legale = pubblico anzianoè veritiera, ed in questo caso è evidente. Shark poteva essere sperimentato su Canale 5, o messo su Italia 1, reti con un pubblico dai gusti più affini a quelli del pubblico ideale di questa serie. C’è da sperare che comunque continui almeno su uno dei canali di Premium Gallery (lo vedrei bene su Joi in accoppiata con House).
Proprio con House, M.D. questa serie presenta più di un’affinità: protagonista geniale ma presuntuoso e detestabile, staff di assistenti inesperti, maltrattati ma sotto sotto stimati, un superiore di sesso opposto con cui sembra esserci una certa tensione sessuale…
L’incipit della serie è abbastanza semplice: l’avvocato di Los Angeles Sebastian Stark (James Woods), un vero e proprio “squalo” delle aule di tribunale, affronta una crisi di coscienza dopo che un suo cliente, appena scagionato dall’accusa di violenze domestiche grazie al suo lavoro, uccide la moglie. Questa “crisi” lo porta ad accettare la proposta del sindaco Manuel Delgado (Carlos Gomez)di lavorare per la procura, a capo di un’unità dedicata ai crimini di “alto profilo”. Sotto il controllo del procuratore capo Jessica Devlin (Jeri Ryan), gli vengono affiancati alcuni giovani procuratori di scarsa esperienza: la passionale Raina Troy (Sophina Brown), la cinica Madeleine Poe (Sarah Carter), il timido Martin Allende (Alexis Cruz) e l’aitante Casey Woodland (Sam Page).
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