Si è conclusa martedì scorso su AXN la serie targata Showtime Sleeper Cell, composta di due stagioni “brevi” (la prima di 10 episodi, la seconda di 8).
La serie narra di un poliziotto afroamericano e musulmano, Darwyn Al Sayeed (Michael Ealy) che si infiltra nella cellula terroristica operante a Los Angeles diretta dal mefistofelico Farik (un bravissimo Oded Fehr). Quello che colpisce principalmente è l’accuratissimo approfondimento di una tematica così delicata come il terrorismo islamico, soprattutto considerato che si tratta di una produzione statunitense. La tematica può ricorda serie come 24, ma qui il ritmo è molto più dilatato e l’approfondimento delle tematiche e dei personaggi molto più presente.
L’eroe, Darwyn, è un musulmano osservante, nonostante sia americano e il suo scopo sia quello di fermare i terroristi. Non c’è nessuna “concessione” alla critica all’Islam in quanto tale in lui, anche perché la serie non propone una visione unica e stereotipata dell’Islam, ma ne offre molteplici, mostrandone le varie forme, da quelle più “soft” a quelle più estremiste, passando per quelle più spirituali… Anche l’analisi delle motivazioni dei terroristi, è assolutamente approfondita e realistica, e permette di sviluppare una certa empatia con questi personaggi che vedono nel “martirio” l’unica maniera di dare un senso alla propria vita. Si va dal dolore interiore del bosniaco Ilija Korjenic (interpretato da un ottimo Henry Lubatti), reduce dagli orrori della guerra dei Balcani, al distorto idealismo progressista del californiano Tommy Emerson (Blake Shields), oppresso da una madre contestatrice, fino all’odio e alla violenza insita nel personaggio dell’ex naziskin francese Christian Aumont (Alex Nesic)… Nella seconda stagione entrano in scena altri personaggi, ma lo spessore di questi è decisamente meno notevole, fatta eccezione forse solo per l’ex prostituta olandese Mina (Thekla Reuten).


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