Le mie visioni: Lost

28 01 2008

Poster promozionale della quarta stagione di LostNon potevo non iniziare questo spazio dedicato alle mie “visioni” se non da Lost, la serie cult per eccellenza.

Lo spunto iniziale di Lost è molto semplice: un aereo cade su un’isola deserta ed il gruppo dei sopravvissuti si deve ingegnare per sopravvivere in mezzo a mille difficoltà.

Semplice, una trama che dai tempi di Omero e dell’Odissea ha sempre avuto facile presa sulla gente: il ritorno a casa negato dall’avversa sorte, l’ambiente ostile e sconosciuto, un pizzico di minacce dall’odore soprannaturale…

Ma è solo questo Lost? No, Lost è una serie che si potrebbe definire “post-televisiva”, è la serie che più di ogni altra prende coscienza dei cambiamenti del pubblico, ci gioca e offre un prodotto che non si esaurisce dopo la semplice visione, ma che per essere apprezzato nella sua interezza costringe all’interazione con la comunità di fan presente su internet. Oramai pochi sono coloro che seguono Lost senza cercare compendi su internet.

L’inizio di Lost è quanto di più elementare e allo stesso tempo shockante che si possa ideare: un uomo si sveglia in mezzo ad una giungla, unica compagnia un cane che scappa non appena si sveglia… Corre verso la spiaggia e vede un disastro: un aereo precipitato ed i passeggeri sopravvissuti che vagano per la spiaggia. Fortuna vuole che quest’uomo, Jack Shepard (Matthew Fox) sia un medico, e che abbia la spiccata tendenza a “sistemare le cose”. In breve diventa il leader di questo gruppo di 48 sopravvissuti, gruppo di persone apparentemente comuni che che con il proseguire delle puntate si scoprono avere storie più o meno complesse alle spalle.

Queste scoperte vengono proposte allo spettatore grazie alla riproposizione di un artificio narrativo fino ad ora considerato esausto: il flashback. Grazie ai flashback Lost si può permettere due livelli di narrazione, legati ma allo stesso tempo indipendenti, ed all’azione sull’isola può affiancare gli episodi del passato dei vari protagonisti, garantendo una varietà di situazioni che la semplice ambientazione isolana non permetterebbe, legando il tutto alla scoperta delle persone che si ritrovano a convivere forzatamente insieme. Così scopri che Kate (Evangeline Lilly), la volenterosa ragazza che aiuta tutti in realtà è una pericolosa fuggitiva, che Micheal (Harold Perrineau), il padre premuroso ha in realtà conosciuto suo figlio Walt (Malcom David Kelley) solo una settimana prima, che Sawyer (Josh Holloway), l’indisponente bastian contrario è un truffatore con una tragica storia familiare alle spalle, che il buon dottore stava tornando a casa con la salma del padre con cui mai si era riappacificato, e che Locke (Terry O’Quinn), il vecchio esperto di caccia e sopravvivenza, prima del volo era costretto su una sedia a rotelle ed ora miracolosamente cammina.

Ecco quindi un altro elemento narrativo che in Lost viene utilizzato con maestria: il mistero. Eventi apparentemente inspiegabili si susseguono già a partire dal primo episodio (il pilota dell’aereo che viene massacrato da un non meglio specificato “mostro”), e prima che a questi eventi venga data una spiegazione si sommano altri misteri, mentre piccoli indizi per la risoluzione dei precedenti vengono disseminati con apparente noncuranza. Lo spettatore viene quindi chiamato a ricomporre un enorme puzzle di cui non conosce la figura e del quale ottiene pezzi quasi mai collegati. Ogni pezzo viene preso e tirato fuori al momento opportuno quando ci si accorge che lo si può collegare ad un altro pezzo che singolarmente è apparentemente inspiegabile…

Questa particolare propensione alla “caccia all’indizio” è uno dei fattori che ha favorit il proliferare di comunità di discussione in rete. Nessun telefilm è più discusso di Lost nei forum, dove si sezionano video, si analizzano fotogrammi, si approfondiscono riferimenti forse rilevanti o forse no… Un semplice nome ripreso da un filosofo diventa una chiave di lettura utile a svelare il mistero, un personaggio che compare in due flashback differenti è la prova di un complotto, una sequenza ascoltata al contrario rivela particolari inquietanti. Ma nonostante questo, più si scopre e meno si sa, perché è sempre l’inconoscibile ciò che terrorizza e affascina allo stesso momento. Gli Altri, i misteriosi abitanti dell’Isola, prima sono delle entità mormorate ma che non vediamo mai, poi una volta che li vediamo ci interroghiamo sui loro scopi, e una volta che scopriamo parte dei loro scopi è la loro storia ad affascinarci…

In definitiva, Lost è una serie che a fianco di una grandissima cura formale (i nomi coinvolti sono di primissimo piano nel panorama televisivo americano, dai creatori J.J. Abrams di Alias e Damon Lindelof già autore di splendidi cicli di Crossing Jordan, passando per registi come Jack Bender, sceneggiatori come Javier Grillo-Marxuach e Brian K. Vaughan, fino al compositore delle musiche Michael Giacchino) ha inserito strumenti narrativi atti a fare presa sul pubblico sfruttando al massimo i nuovi canali di comunicazione. Ogni puntata di Lost non è semplicemente una storia, ma un’esperienza su più livelli. La puntata è solo l’inizio di una serie di riflessioni, confronti, indagini che non possono ormai essere considerati come un’aggiunta allo show, ma piuttosto parte integrante di esso. Non per niente le ultime stagioni sono state “introdotte” da degli Alternate Reality Games, delle sorte di “cacce al tesoro” condotte principalmente attraverso internet, in cui attraverso siti fittizi, spot televisivi, call center e quant’altro venivano diffusi vari indizi riguardanti lo show e che dovevano essere decifrati grazie all’azione congiunta del larghissimo fandom presente in rete. Basta dare uno sguardo ad un sito come alteRaego per vedere come queste iniziative siano complesse e coinvolgenti.

Giudizio finale: *****

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