Le mie visioni: Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street

20 03 2008

Sweeney Todd - LocandinaTorno a scrivere sul blog dopo un po’ di tempo parlando di un film che ho visto qualche settimana fa al cinema, l'”horror musical” di Tim Burton con gli straordinari Johnny Depp, Helena Bonham Carter e Alan Rickman, “Sweeney Todd“.

Tratto da un musical di successo di Stephen Sondheim, a sua volta ispirato alla leggenda metropolitana che risale all’800 (e diffusa sia a Londra che a Parigi, con delle tracce anche in Catalogna), racconta le gesta di uno dei primi serial killer della letteratura, il barbiere Sweeney Todd, che sgozzava le sue vittime nella sua bottega.

Barton si conferma un maestro nel creare un’atmosfera gotica (la sua Londra vittoriana assomiglia alla sua Gotham City) ed il perfetto pigmalione di Johnny Depp, attore che ormai non stupisce più con la sua versatilità. Ma oltre al solito Depp, buona parte del film è retta dall’interpretazione di Helena Bonham Carter, talmente intensa che anche la sua scarsa bravura nel cantare passa in secondo piano (anzi, contribuisce a rendere al meglio il personaggio).

Il film è violento, tra l’horror e la black comedy, ma l’utilizzo della forma del musical rende l’atmosfera quasi leggera, creando un curioso senso di straniamento nello spettatore che assiste a cruente uccisioni sull’aria di melodie leggere. Una sensazione “curiosa” che solo un regista come Burton poteva creare senza scadere nel comico o nel disturbante.

Sweeney Todd è un film che parla di amore e di vendetta (lo slogan è “Mai dimenticare, mai perdonare”), una tragedia musicale in cui è difficile trovare eroi e/o “buoni”. Ci sono, ma si mantengono quasi sullo sfondo, risultando più degli accessori alla storia piuttosto che attori della stessa. E’ in questo che si vede più la componente horror, al di là della crudezza di molte scene: il vero protagonista della storia è l’orrore, il male che inquieta lo spettatore, senza possibilità di redenzione o di comprensione. Sweeney Todd è l’eroe della storia, ma non perché sia un personaggio positivo, ma perché è un personaggio negativo che si eleva al di sopra di una marea di personaggi altrettanto negativi. Nessuno è innocente, nessuno è “puro”, tutti, nella Londra che altro non è che “un buco nel mondo simile ad un pozzo nero, pieno di gente piena di merda, ed abitato dalla feccia dell’umanità”, sono potenziali vittime per Todd. Il finale esplica in maniera catartica questa disillusione, questa perdita dei sentimenti umani, e allo stesso tempo tralascia di “rassicurare” lo spettatore sulla sorte di quei personaggi che avrebbero dovuto rappresentare il “buono” dell’umanità.

Giudizio finale: ****

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